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Fu Garibaldi ad inventare il blocco degli sfratti PDF Print E-mail
Ricerche Storiche D'Ambra - Ricerche Storiche
Written by Paolo Befani   
Thursday, 02 June 1983 08:18
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Fu Garibaldi ad inventare il blocco degli sfratti

In terza pagina dell'Osservatore Romano del 12-13 dicembre 1983 Una biografia di Nino D'Ambra.
E’ difficile dire se Garibaldi sia il personaggio storico più biografato di tutti i tempi. E’ un fatto, però, che la bibliografia di argomento garibaldino compilata da Anthony Campanella reca fino al 1970 più di sedicimila titoli, a partire dalla prima vita dell’ « eroe dei due mondi » pubblicata nel 1850 dal patriota e pubblicista mazziniano Giovanni Battista Cuneo.

Circa l’universalità del personaggio, basti pensare che, tra la fine dell’ottocento e i primi del Novecento, scritti su Garibaldi apparvero perfino in Cina, Giappone e India.
Eppure nonostante questo autentico fiume d’inchiostro doviziosamente alimentato dal centenario della nascita (1907) e dal cinquantenario (1932) e centenario (1982) della morte, su Garibaldi c’è sempre qualche cosa di nuovo da dire. Infatti, se non si ha l’ambizione di tentare improbabili revisioni storiografiche e ci si pone invece con umiltà a rivisitare la bibliografia più antica e a esplorare con cura gli archivi, questa fatica non manca mai di essere premiata dalla scoperta di fatti di cronaca sconosciuti, di episodi minori dimenticati, di carteggi e documenti, anche iconografici, rimasti inediti. E’ in questo modo che, a prezzo di otto anni di ricerche condotte in Italia e all’estero, uno storico non di professione -l’avvocato ischitano Nino d’Ambra- ha potuto mettere insieme un succoso e brillante volume di ben 600 pagine di testo
( duecento delle quali di appendice documentaria) più altre 192 contenenti circa 300 illustrazioni (Giuseppe Garibaldi. Cento vite in una - Arti Grafiche Grassi, Napoli 1983 - L. 40.000).
Pur senza tralasciare alcun aspetto della vita del Nizzardo, al biografo in questione interessa soprattutto l’eroe in versione « napoletana» ( quello, per intenderci, della conquista del Sud e poi del soggiorno a Ischia nel 1864) o l’ultimo Garibaldi che, nel crepuscolo di Caprera, ingaggia una serie di battaglie politiche e civili cavalcando disinvoltamente socialismo e massoneria, anticlericalismo e utopie di pace universale e di arbitrato fra le Nazioni ( non senza qualche contraddizione, in verità, con il suo preteso « assioma» che « la guerra è la vera vita dell’uomo»).
Garibaldi è passato alla storia come un mangiatedeschi per eccellenza. Austriaci o Prussiani che fossero, spese la vita a combatterli attraverso le tre guerre di indipendenza e poi la campagna dei Vosgi condotta in soccorso della Francia. Ebbene, nel marzo 1862 il duce delle camicie rosse si fece promotore di una pubblica sottoscrizione a beneficio della popolazione di Vienna colpita da una disastrosa inondazione del Danubio. Oh gran bontà de’ cavalieri antiqui!
Ma le sorprese maggiori il volume di Nino d’Ambra ce le riserva sul versante del Garibaldi legislatore e riformatore. Il quale, nel semestre in cui fu dittatore delle Due Sicilie, introdusse la giuria popolare nei procedimenti penali e la separazione nelle case di pena dei detenuti condannati di quelli in attesa di giudizio. Per primo nella storia dell’Italia unita istituì un sussidio per i disoccupati napoletani ( Cavour dirà acidamente che era il primo passo « degno di Louis Blanc», sulla strada del socialismo) e decretò il blocco degli sfratti. Due provvedimenti in auge ancora oggi, dal momento che in 120 anni di vita lo stato italiano non è riuscito a dare una casa e un lavoro a tutti. Altre misure significative furono l’abolizione del titolo di eccellenza e del baciamano fra gli uomini, nonché il divieto del cumulo di impieghi e stipendi. Anche qui la conferma che il Paese non è poi molto mutato dai tempi di Garibaldi. Dato che in questa Italia fin de siecle (ventesimo) pullulano le eccellenze e continua a fiorire indisturbato il cumulo delle cariche e dei relativi emolumenti, sia pure nella veste più sofisticata delle consulenze e dei gettoni di presenza.
Del tutto velleitario, infine, fu il tentativo di sopprimere gradualmente ( entro il primo gennaio 1861) il gioco del lotto. Anzi, questa spericolata iniziativa provocò l’unico grosso dissapore fra il biondo eroe in camicia rossa e il popolo napoletano che lo idolatrava.

PAOLO BEFANI

 
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